rubrica_postaRimbaud alla madre

Aden, 8 dicembre 1882

Cara mamma,
ricevo la tua del 24 novembre, dove mi dici che il denaro è stato versato e la spedizione eseguita. Naturalmente, non potevano fare gli acquisti senza sapere se ci sarebbero stati i fondi necessari. Perciò, la cosa si è effettuata solo dopo che i 1850 franchi erano stati ricevuti.
Dici che mi derubano. So benissimo quanto vale un apparecchio da solo: qualche centinaio di franchi. Ma sono poi i prodotti chimici, numerosissimi e costosi e fra i quali si trovano composti d’oro e d’argento, del valore a volte di 250 franchi al chilo, sono gli specchi, la carta, le bacinelle, i flaconi, gli imballaggi, carissimi, a ingrossare la somma. Di tutti questi ingredienti, ne ho richiesto per una spedizione d’un paio d’anni. A me sembra di cavarmela a buon mercato. Ho un timore soltanto: che le varie cose si deteriorino per la strada, sul mare. Se mi giungono intatte ne avrò molto profitto, e vi spedirò cose curiose.
Dunque, invece di arrabbiarti, dovresti essere contenta come lo sono io. Conosco il prezzo del denaro; e, se accetto un rischio, lo faccio consapevolmente.
Vi prego anche di aggiungere, in più, quel che potrebbe venirvi richiesto per le spese d’imballaggio e di porto.
Di mio, avete una somma di 2500 franchi, spedita due anni fa. Prendete per voi le terre che avete acquistato con quei soldi, in conto di quello che sborserete per me. È un affare semplicissimo, e senza inconvenienti.
Quel che soprattutto mi rattrista, è la fine della tua lettera, dove dichiari che non v’immischierete più nei miei affari. Non mi sembra il modo migliore d’aiutare un uomo che se ne sta a migliaia di chilometri da casa, che viaggia ra popolazioni selvatiche, e non ha un solo corrispondente nel proprio paese! Mi piace sperare che modificherete codesta poco caritatevole intenzione. Se non posso nemmeno più ricorrere alla famiglia per le mie commissioni, a chi diavolo volete che mi rivolga?
Ultimamente vi ho spedito una lista di libri, da farmi inviare qui. Ve ne prego, non mandate a quel paese la mia commissione! Sto per entrare nel continente africano, per anni e anni; senza quei libri, mi mancherebbe un mucchio d’informazioni che mi sono indispensabili. Sarei come un cieco; e la mancanza di tutte quelle cose mi sarebbe assai dannosa. Radunate dunque rapidamente quei libri, nessuno eccettuato; metteteli in una cassa, scriveteci su «libri» e speditemeli qui, pagando il porto, per mezzo del sig. Dubar.

Aggiungete questi due volumi:
Trattato esauriente sulle ferrovie, di Couche (da Dunod, quai des Augustins, Parigi);
Trattato di meccanica della Scuola di Châlons.
Il tutto costerà 400 franchi. Pagate per me, e rifatevi nel modo che ho detto; e non vi farò sborsare più niente, perché fra un mese partirò per l’Africa. Dunque fate presto.
Vostro

Rimbaud

(A. Rimbaud, Corrispondenza, in Rimbaud. Opere, Milano, Mondadori, 1975)