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Oggi pubblichiamo una lettera giocosa scritta dall’undicenne Giacomo Leopardi  alla marchesa Volumnia Roberti, mai spedita (l’autografo è conservato a casa Leopardi, a Recanati).

Recanati, 6 gennaio 1810

Carissima Signora

Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tuti li Signori Ragazzi della Vostra Conversazione, ma la Neve mi ha rotto le Tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la Piscia nel vostro Portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, accioché siano buoni ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest’altro Anno gli porterò un po’ di Merda. Veramente io voleva destinare a ognuno il suo regalo, per esempio a chi un corno, a chi un altro, ma ho temuto di dimostrare parzialità, e che quello il quale avesse li corni curti invidiasse li corni lunghi. Ho pensato dunque di rimettere le cose alla ventura, e farete così. Dentro l’anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti Numeri. Mettete tutti questi biglietti dentro un Orinale, e mischiateli bene bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l’anessa chiave aprite il Baule. Prima di tutto ci trovarete certa cosetta da godere in comune e credo che cotesti Signori la gradiranno perche sono un branco di ghiotti. Poi ci trovarete tutti li corni segnati col rispettivo numero. Ugnuno pigli il suo, e vada in pace. Chi non è contento del Corno che gli tocca, faccia a baratto con li Corni delli Compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. Un altr’Anno poi si vedrà di far meglio.

Voi poi Signora Carissima avvertite in tutto quest’Anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col Caffe che già si intende, ma ancora con Pasticci, Crostate, Cialde, Cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perche chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un Pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra Conversazione si chiamarà la Conversazione del Pasticcio. Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finche non torno ghiotti, indiscreti, somari scrocconi dal primo fino all’ultimo.

La Befana

Oh, Giacomino!

rubrica_postaInauguriamo la rubrica “La posta di oggi” con una lettera di Pietro Giordani a Giacomo Leopardi.

Milano, 22 aprile (1818).

Mio caro Giacomino, Oh è pur venuta adagio la vostra del 3, arrivata solamente la sera dei 17. Dovrebb’esservi giunta un’altra mia che vi avvisava il mio presto partire da Milano per Piacenza, e quindi il muovermi verso Venezia: dopo che, vedrò pure il mio tanto desiderato Giacomino. Che se in questo intervallo vi occorre di scrivermi, mandate sempre per più sicurezza di non ismarrirmi al quartier generale di Piacenza.

L’autore di quell’articolo frontoniano è l’abate….., che ha riputazione di principale grecista, e di molto dotto; e sa anche alcune lingue orientali. Peccadigli1 di greco parve anche a me di vederne: ma di grossi non me ne accorsi: ben mi parve trovarne di badiali2 in latino. Ma così è, mio caro Giacomino. Fu vero anche assai prima che lo dicesse Giusto, Lipsio, e sarà vero sempre, che Alii habent, alii morentur famam3. Vedete dunque sino a qual segno se ne dee far conto. Grandissimo conto e cura dovete far voi della salute, e non cessar mai di raccomandarvela. Avete avuto l’opera di Monti sulla lingua, della quale è uscito l’altro dì anche il secondo tomo? Riveritemi il signor padre e il fratello. Io ho pure una grande consolazione pensando che in luglio vi vedrò e ci parleremo assai. Addio carissimo ed ottimo e desideratissimo Giacomino. Addio, addio.

Note:

1 Piccoli errori.
2 Madornali.
3 “Alcuni hanno la fama, altri la meritano”.