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Oggi pubblichiamo una lettera giocosa scritta dall’undicenne Giacomo Leopardi  alla marchesa Volumnia Roberti, mai spedita (l’autografo è conservato a casa Leopardi, a Recanati).

Recanati, 6 gennaio 1810

Carissima Signora

Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tuti li Signori Ragazzi della Vostra Conversazione, ma la Neve mi ha rotto le Tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la Piscia nel vostro Portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, accioché siano buoni ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest’altro Anno gli porterò un po’ di Merda. Veramente io voleva destinare a ognuno il suo regalo, per esempio a chi un corno, a chi un altro, ma ho temuto di dimostrare parzialità, e che quello il quale avesse li corni curti invidiasse li corni lunghi. Ho pensato dunque di rimettere le cose alla ventura, e farete così. Dentro l’anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti Numeri. Mettete tutti questi biglietti dentro un Orinale, e mischiateli bene bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l’anessa chiave aprite il Baule. Prima di tutto ci trovarete certa cosetta da godere in comune e credo che cotesti Signori la gradiranno perche sono un branco di ghiotti. Poi ci trovarete tutti li corni segnati col rispettivo numero. Ugnuno pigli il suo, e vada in pace. Chi non è contento del Corno che gli tocca, faccia a baratto con li Corni delli Compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. Un altr’Anno poi si vedrà di far meglio.

Voi poi Signora Carissima avvertite in tutto quest’Anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col Caffe che già si intende, ma ancora con Pasticci, Crostate, Cialde, Cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perche chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un Pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra Conversazione si chiamarà la Conversazione del Pasticcio. Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finche non torno ghiotti, indiscreti, somari scrocconi dal primo fino all’ultimo.

La Befana

rubrica_postaRimbaud alla madre

Aden, 8 dicembre 1882

Cara mamma,
ricevo la tua del 24 novembre, dove mi dici che il denaro è stato versato e la spedizione eseguita. Naturalmente, non potevano fare gli acquisti senza sapere se ci sarebbero stati i fondi necessari. Perciò, la cosa si è effettuata solo dopo che i 1850 franchi erano stati ricevuti.
Dici che mi derubano. So benissimo quanto vale un apparecchio da solo: qualche centinaio di franchi. Ma sono poi i prodotti chimici, numerosissimi e costosi e fra i quali si trovano composti d’oro e d’argento, del valore a volte di 250 franchi al chilo, sono gli specchi, la carta, le bacinelle, i flaconi, gli imballaggi, carissimi, a ingrossare la somma. Di tutti questi ingredienti, ne ho richiesto per una spedizione d’un paio d’anni. A me sembra di cavarmela a buon mercato. Ho un timore soltanto: che le varie cose si deteriorino per la strada, sul mare. Se mi giungono intatte ne avrò molto profitto, e vi spedirò cose curiose.
Dunque, invece di arrabbiarti, dovresti essere contenta come lo sono io. Conosco il prezzo del denaro; e, se accetto un rischio, lo faccio consapevolmente.
Vi prego anche di aggiungere, in più, quel che potrebbe venirvi richiesto per le spese d’imballaggio e di porto.
Di mio, avete una somma di 2500 franchi, spedita due anni fa. Prendete per voi le terre che avete acquistato con quei soldi, in conto di quello che sborserete per me. È un affare semplicissimo, e senza inconvenienti.
Quel che soprattutto mi rattrista, è la fine della tua lettera, dove dichiari che non v’immischierete più nei miei affari. Non mi sembra il modo migliore d’aiutare un uomo che se ne sta a migliaia di chilometri da casa, che viaggia ra popolazioni selvatiche, e non ha un solo corrispondente nel proprio paese! Mi piace sperare che modificherete codesta poco caritatevole intenzione. Se non posso nemmeno più ricorrere alla famiglia per le mie commissioni, a chi diavolo volete che mi rivolga?
Ultimamente vi ho spedito una lista di libri, da farmi inviare qui. Ve ne prego, non mandate a quel paese la mia commissione! Sto per entrare nel continente africano, per anni e anni; senza quei libri, mi mancherebbe un mucchio d’informazioni che mi sono indispensabili. Sarei come un cieco; e la mancanza di tutte quelle cose mi sarebbe assai dannosa. Radunate dunque rapidamente quei libri, nessuno eccettuato; metteteli in una cassa, scriveteci su «libri» e speditemeli qui, pagando il porto, per mezzo del sig. Dubar.

Aggiungete questi due volumi:
Trattato esauriente sulle ferrovie, di Couche (da Dunod, quai des Augustins, Parigi);
Trattato di meccanica della Scuola di Châlons.
Il tutto costerà 400 franchi. Pagate per me, e rifatevi nel modo che ho detto; e non vi farò sborsare più niente, perché fra un mese partirò per l’Africa. Dunque fate presto.
Vostro

Rimbaud

(A. Rimbaud, Corrispondenza, in Rimbaud. Opere, Milano, Mondadori, 1975)