Una fanfola per la Giornata Mondiale della Poesia

In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, pubblichiamo una composizione di Fosco Maraini (1912-2004), sommo maestro di supercazzole in versi.

 

Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto «t’amo per davvero».

 

(Fosco Maraini, Gnosi delle fànfole, Baldini Castoldi Dalai, 2007)

Qui la versione letta dallo stesso Maraini, accompagnato al piano da Stefano Bollani.

La supercazzola tra sberleffo e fuoco d’artificio

Pubblichiamo di seguito la prefazione al numero zero di Giona, Supercazzola! sproloqui e nonsense letterari. L’ebook è scaricabile qui.

Learfourline

Illustrazione da Edward Lear, “A Book of Nonsense” (fonte: Wikipedia)

«Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?»: con queste parole pronunciate dal conte Mascetti (Ugo Tognazzi) in Amici miei (1975), esordiva al cinema la supercazzola. Frase nonsense, miscuglio dadaista di composti aplologici, accozzaglia di parole senza alcun collegamento sensato con cui farsi beffe dell’interlocutore, la supercazzola come procedimento linguistico figura già da secoli nel mondo della letteratura, trovando terreno particolarmente fertile nella poesia e nelle filastrocche infantili. Che cosa sono in fondo i limerick di Edward Lear (autore del Book of Nonsense, 1846) se non delle supercazzole in versi? O il Jabberwocky di Lewis Carroll, altro illustre esempio inglese? Ma anche molti autori di prosa non sono da meno, come scoprirà il lettore di questa raccolta.

Presentiamo in questo libro quattro esempi di supercazzola ante litteram. Il primo, Dibattimento tra il signor di Baciaculo e il signor di Fiutascorregge, tratto dal Gargantua e Pantagruele di François Rabelais, libro II (1532), è il racconto di un surreale processo che vede coinvolti «due grandi signori», i quali, chiamati a deporre, si esibiscono in due articolati quanto incomprensibili sproloqui. Su questo caso così intricato viene chiamato a esprimere un giudizio il gigante Pantagruele: la sua sentenza è un capolavoro di nonsense, che mette d’accordo tutti. Il secondo testo è la X novella della VI giornata del Decameron (1349-1353) di Giovanni Boccaccio, nella quale Frate Cipolla, vittima di una burla, riesce a cavarsi d’impiccio proprio grazie a una predica infarcita di supercazzole.

ciarlatano

G.M. Mitelli (1634–1718), “Il ciarlatano” (fonte: Wikipedia)

Il terzo, Il ciarlatano (1828), è un monologo in forma di “cicalata” scritto da Giuseppe Gioachino Belli. Ne è protagonista il ciarlatano Gambalunga, «arcifanfano della medicina», che attraverso mirabili invenzioni linguistiche si industria a infinocchiare il popolino romano per convincerlo della bontà dei suoi intrugli e delle sue cure. Il quarto, infine, tratto dal Candelaio (1582) di Giordano Bruno, è l’irresistibile dialogo tra Manfurio e Ottaviano; il primo «crede di essere un virtuoso pedagogo, mentre si rivela uno sterile pedante» (Nuccio Ordine), mentre il secondo è uno «spirito faceto» – secondo la definizione dello stesso Bruno – apparentemente succube del latinorum manfuriano, ma che in realtà finisce per farsi beffe del goffo grammatico.

“la supercazzola è anche divertissement, creazione funambolica, fuoco d’artificio godibile in sé e per sé”

Quattro autori diversi per quattro supercazzole di ambito differente: giuridico-tribunalizio (Rabelais), religioso (Boccaccio), medico-scientifico (Belli), letterario (Bruno). A volte la supercazzola è intenzionale, come nel monologo di Gambalunga; altre volte è inconsapevole, come per Manfurio; in certi casi è rozza e inefficace (è il caso di Guccio Imbratta, servitore di Frate Cipolla, che tenta invano di circuire la serva Nuta dicendole che «egli era gentile uomo per procuratore e che egli aveva de’ fiorini più di millantanove, senza quegli che egli aveva a dare altrui, che erano anzi più che meno, e che egli sapeva tante cose fare e dire, che domine pure unquanche») e in altri raffinata e ricca di citazioni (Frate Cipolla stesso); ma sempre risuona come uno sberleffo irriverente, una denuncia – quanto mai attuale – delle derive retoriche e incomprensibili dei linguaggi specialistici o settoriali. E però la supercazzola è anche divertissement, creazione funambolica, fuoco d’artificio godibile in sé e per sé: lo sapevano bene, oltre agli autori qui presentati e ai già citati Carroll e Lear, anche i nostri Burchiello (con i suoi “sonetti alla burchia”, che nel Quattrocento fecero scuola) e Toti Scialoia (1914-1978), fino a Fosco Maraini (1912-2004), teorizzatore della “metasemantica” (in Gnòsi delle fànfole, 1978). E come non ricordare il dantesco «Pape Satàn, Pape Satàn Aleppe»? Insomma, a ben guardare, la letteratura è da sempre tutta una fioritura di supercazzole; per non parlar dell’arte, della moda o della politica (le straordinarie «convergenze parallele» di Aldo Moro, che hanno fatto scuola): ma noi ci fermiamo qui, ché altrimenti il discorso diverrebbe troppo vasto, e rischiamo di antani la mallevadora, e che prematuri.

Giona #00, o come fosse antani

Il numero zero di Giona è pronto. Ed è gratis, come l’aria. E come dell’aria, non potrai farne a meno.

cover giona #00La supercazzola prima della supercazzola. Ovvero, il nonsense in letteratura, prima che il cinema – con Amici miei di Mario Monicelli, 1975 – lo trasformasse in fenomeno pop.

Quattro autori diversi per quattro supercazzole di ambito differente: giuridico-tribunalizio (Rabelais), religioso (Boccaccio), medico-scientifico (Belli), letterario (Bruno). Quattro scrittori che hanno usato il nonsense per farne uno “sberleffo irriverente, una denuncia – quanto mai attuale – delle derive retoriche e incomprensibili dei linguaggi specialistici o settoriali”.

 

 gionettoSupercazzola! sproloqui e nonsense letterari
con scritti di Giuseppe Gioachino Belli, Giovanni Boccaccio, Giordano Bruno e François Rabelais. Prefazione e note di Samuele Galassi

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